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New Dawn~, Finale alternativo della Twilight Saga
view post Posted on 11/7/2009, 21:23Quote
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Edward's Vampire

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Location: Da un bosco incantato...


Status: Offline: ultima azione eseguita il 1/12/2009, 01:49


Ecco il 4° capitolo!

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Qualcosa di gelido mi sfiorava, e percorreva dolcemente la mia spalla nuda, poi il braccio, poi l'avambraccio, facendomi venire la pelle d'oca.
Aprii gli occhi lentamente, e la mia vista fu accecata da una visione stupefacente: il mio angelo era seduto a gambe incrociate sull'erba bagnata di rugiada, che brillava leggermente al bagliore delle prime luci dell'alba.
Edward era accanto a me, intento a scrutarmi. I suoi capelli ramati erano scompigliati dal fresco venticello mattutino. La sua pelle bianca e fredda come la neve risplendeva sotto la luce rossastra del sole che sorgeva da dietro gli alberi secolari della foresta circostante. Quella luce particolare faceva uno strano effetto, e sembrava che la sua cute liscia e marmorea fosse adesso cosparsa di rubini.
Quel qualcosa di freddo che avevo sentito prima percorrermi il profilo dalle spalle alle braccia, era la sua mano, che leggera ora era passata a giocherellare con una ciocca dei miei capelli.
-Buongiorno- mormorò lui al mio orecchio, protendendosi verso di me. Io gli risposi prendendo il suo viso tra le mani e baciandogli delicatamente le labbra piene.
Dopo mi misi a sedere, stringendomi addosso la camicia di Edward, che in quel momento era l'unico indumento che mi copriva.
Mi accostai a lui, e posai la testa sul suo petto nudo. Mi cinse i fianchi con il suo braccio possente ed insieme, in silenzio, osservammo il sole mentre sorgeva e la magia dell'alba che svaniva.
Nella mia mente pensieri confusi e ricordi di quella notte correvano veloci.
D'un tratto un' improvvisa consapevolezza irruppe nella mia testa come un fulmine a ciel sereno: il matrimonio.
Come avevo fatto a dimenticarmene? Certo, dopo le notizie apprese la sera prima era facile avere delle dimenticanze, ma non certo scordarsi del proprio matrimonio!
Probabilmente però non ero stata l'unica, visto che nemmeno Edward aveva mai accennato all'argomento durante tutto il tempo.
-Edward?- biascicai io, con voce tremante. Lui si voltò versò di me, e perplesso si accorse dell'espressione terrorizzata sul mio volto.
-Che ti prende Bella?- mi chiese con dolcezza, sembrava seriamente preoccupato.
-Il matrimonio...- dissi con voce ancora più bassa, quasi impercettibile, ma lui capì ugualmente. Per tutta risposta Edward fece un sospiro di sollievo, e io lo guardai a bocca aperta, sbalordita.
-Edward!- esclamai io, con tono di rimprovero.
-Il matrimonio è alle cinque di questo pomeriggio, amore...- sussurrò con la sua voce suadente, sfoderando un sorriso luminoso che contagiò subito anche i suoi splendidi occhi ambrati.
A quel punto anch'io potei tirare un sospiro di sollievo, evidentemente avevo perso la percezione del tempo ,essendo ancora stordita per tutti quegli avvenimenti della sera prima che non avevano fatto altro che creare ancora più confusione nella mia testa già affollata da pensieri e preoccupazioni.
-Ah già...- fu l'unica risposta che diedi.
-C'è qualcosa che non va, Bella? Ti vedo nervosa- mi chiese all'improvviso Edward, e solo allora mi accorsi che mi stava scrutando, quai cercando di cogliere nel mio sguardo la risposta alla sua domanda.
-No niente... è solo che sono un po' confusa...-
-Ci credo!- esclamò lui, sorridendo comprensivo – amore, se fossi stato al tuo posto, non sarei stato sicuramente abbastanza forte da reggere tutte quelle cose che ti ho detto ieri sera...- detto questo mi tirò a se e mi strinse forte in un abbraccio protettivo.
Osservai a lungo il cielo, dal quale man mano sparivano lentamente le ultime traccie delle nubi sottili color porpora. Sentivo una strana ansia immotivata crescere. un brutto presentimento distruggeva i miei miseri tentativi di sopprimere una moltitudine di pensieri angoscianti e i quesiti irrisolti che bussavano insistentemente alla mia testa.
-Lo sai che porta sfortuna che lo sposo veda la sposa prima del matrimonio?- affermai io dopo un po',cercando di distrarmi, con un sorrisetto ironico stampato sulle labbra, già prevedendo quale sarebbe stata la sua reazione. E infatti fu proprio come avevo previsto: Edward non riuscì proprio a trattenere una risata fragorosa, che a dire la verità somigliava più ad un tuono.
-Bé certo, con te che attiri disgrazie come una calamita!- ansimò tra una risata e l'altra.

Restammo nella radura finché il sole ardente non ne illuminò ogni singolo centimetro.
Mi accorsi quindi che probabilmente era già metà mattinata e che i preparativi avrebbero occupato molto tempo.
-Edward, forse sarebbe il caso di andare- gli dissi io.
-Si hai ragione, Alice sarà già in fibrillazione...- rispose lui, ridacchiando.
Era sicuramente così: Alice era da settimane che parlava quasi solo del matrimonio, si era prodigata a scrivere e spedire tutti gli inviti, a tartassarmi con lo shopping, a organizzare il buffet dopo la cerimonia e così via...
Io mi rivestii in fretta e insieme a Edward mi diressi al limite della radura. Stavo per avvinghiarmi stretta a lui, pronta ad affrontare una corsa spericolata tra i sentieri tortuosi e scoscesi di quella vasta foresta, quando lui mi bloccò i polsi con le mani e disse : -Bella, ho pensato che forse potresti provare a correre da sola...-
I miei pensieri tornarono subito alla mattina precedente, e a tutti quegli strani episodi dalla causa ignota: l'unico problema era il controllo di quel potere, che io non riuscivo ad avere. Riferii questa mia incertezza anche ad Edward.
-Strano però... se è uno dei poteri che hai ereditato da tuo padre dovrebbe essere un movimento istintivo, almeno per i vampiri è così...- mi rispose lui dopo, pensieroso. -Magari basta solo un po' di concentrazione- continuò, scrutando negli spiragli tra un albero e l'altro, come per vedere se avevamo via libera.
-Ah si, e su cosa devo concentrarmi?- chiesi io dubbiosa, cercando di capire quali fossero le sue intenzioni.
-Bé, forse potresti provare a concentrarti sul luogo che vuoi raggiungere- azzardò lui.
-Edward, non so se ti rendi conto che quello che dici non ha un senso,- ribattei io, che sapevo già che quella era una teoria campata in aria – Come fai ad aiutarmi se non sai nemmeno tu come si fa?-
-Bella, sto cercando di aiutarti a superare questa situazione!- esclamò lui- Fa come ti dico, per favore! Magari avere il controllo sui tuoi poteri ti potrebbe aiutare a capirci qualcosa di più, e anche a difenderti, se necessario... qualunque cosa potrò fare per darti un sostegno io la farò-
Non gli risposi e voltai lo sguardo da un'altra parte.
Sapevo che anche se lui non poteva leggere i miei pensieri, riusciva sempre a scovare nei miei occhi le mie emozioni.
Evidentemente era a conoscenza del mio stato d'animo più di quanto pensassi, e io soffrivo più di quanto lo dessi a vedere.
-Va bene, cosa devo fare?- chiesi io, perché mi resi conto che infondo aveva ragione: se fossi riuscita a capire come funzionavano quei maledetti poteri, sarebbe stato sicuramente un notevole progresso.
-Vieni qui- disse, prendendomi per mano e riportandomi di nuovo al centro della radura.
-Prova a fissare quell'albero lì infondo- continuò, puntando il dito verso un albero alto al confine della foresta. -e desidera con tutta te stessa di volerlo raggiungere-
Fissai intensamente quel punto che Edward mi aveva indicato, facendo quello che mi aveva detto.
Desiderai più che potevo di raggiungere quell'albero, infatti il primo impulso fu quello di mettermi a correre, ma badai bene a tenere i piedi saldi a terra, visto che volevo scoprire se il piano avrebbe funzionato.
Non so per quanti minuti stetti lì, con lo sguardo fisso sul quel preciso punto, al massimo della concentrazione, mentre la speranza di riuscire nel mio intento si affievoliva sempre di più.
Alla fine chiusi gli occhi, quando ormai capii che era solo una stupida e infondata teoria. Stavo per voltarmi verso Edward, per fargli ammettere che avevo avuto ragione io sin dall'inizio, ma quando riaprii gli occhi mi trovai a qualche centimetro di distanza da un abete.
Spalancai sbalordita la bocca. Ero troppo allibita per voltarmi verso di lui, e come un'idiota me ne stavo lì impalata.
Alla fine fu lui a raggiungere me, e posando la mano sulla mia spalla mi costrinse a voltarmi.
Vidi la sua espressione trionfante e soddisfatta, e in cuor mio anch'io ero contenta: era stato molto più semplice si quanto fosse sembrato, e per me , comunque, era già stato un passo avanti.
-Hai visto!- disse Edward compiaciuto -Dovresti imparare a fidarti un po' più di me-
-Ma io mi fido di te, Edward! E' solo che per quanto riguardava questo nemmeno tu avevi esperienza,- gli risposi io, giustificandomi – E comunque grazie... alla fine hai sempre ragione...- continuai ridendo.
-Lo so- ribatté lui, dandosi un tono di superiorità.
-Spaccone- mormorai io.
-Ora Bella, addentrandoci un po' di più nella foresta, prova a percorrere un piccolo tratto di sentiero-
-Ma Edward, così andrò sicuramente a schiantarmi contro un albero!- protestai io, convinta che da sola avrei sicuro provocato qualche tragedia.
-Ma no! Ti terrò io per mano!-
-Edward non...- ma non riuscii a finire la frase, perché lui premette il suo dito contro le mie labbra, per farmi tacere.
-Bella...-sussurrò dolcemente -fidati e basta-
Detto questo mi prese per mano e insieme ci inoltrammo nella fitta foresta.
Si fermò dopo poco, e mi disse di fare la stessa cosa di poco prima: concentrarmi bene su un punto preciso che desideravo raggiungere.
Lui mi teneva stretta la mano, quasi stesse per sbriciolarmela tra le sue.
Fui felicissima quando di nuovo riuscii a spostarmi in meno di un millesimo di secondo, e pian piano sentivo uno strano fervore nascere dentro, all'idea della velocità e della completa libertà.
-Guarda!- gridò Edward, e il suono della sua voce profonda e melodiosa riecheggiò in quel silenzio che regnava sulla vastità di quella foresta.
-Quando corri ti viene automatico scartare i pericoli, anche per me é così- disse lui, che sprizzava entusiasmo da tutti i pori. -Poi se ci sono io, non potresti mai farti male- esclamò di nuovo.
-Okay! E' così eccitante Edward. Io mi affido a te-
-Allora sei in buone mani-
Mi prese per mano e mi chiese:-Pronta?-
-Si!- nell'impazienza della mia voce c'era un filo d'apprensione.
Iniziammo a correre, avvolti dalla luce verdastra che filtrava attraverso le foglie fitte degli alberi.
Il vento fresco mi frustava il viso e mi scompigliava i capelli a quella velocità.
Ero invasa da un totale senso do libertà, e quella volta era diversa, perché correvo da sola, e avevo come la sensazione di volare, e il desiderio tentatore di non fermarmi più.
Non avevo mai corso a quella velocità, visto che Edward aveva sempre dovuto essere attento quando mi portava in spalla.
Adesso evitare gli ostacoli mi veniva naturale: stranamente in quel momento i miei riflessi erano diventati immediati, in netto contrasto con la solita goffaggine.
Stringevo forte la mano di Edward, poi mi voltai verso di lui: l'entusiasmo accendeva i suoi occhi, ed era palese quanto fosse felice di poter finalmente condividere con me quelle meravigliose sensazioni.
Dopo un po' ci fermammo, anche se io avrei voluto ancora vagare ed esplorare tutti quegli immensi boschi e provare ancora l'ebrezza di sentirsi così liberi e senza vincoli.
Lui mi abbracciò stretta e non mi diede nemmeno il tempo di pensare a come mi girava forte la testa e che a stento le mie gambe riuscivano a reggermi.
Io mi aggrappai a lui, più che altro per non cadere: forse avevo esagerato un po' con la velocità, anche se Edward mi aveva assecondata.
-Bé?- mi chiese lui, quando sentì il mio respiro e il battito del mio cuore regolarizzarsi.
-E' meraviglioso- sussurrai io sorridendo -che stupida che sono stata ad avere paura i primi tempi... una scontata reazione umana...-
-Il coraggio si acquista con il tempo- mi rispose, baciandomi i capelli.
-E' meglio se ci muoviamo- dissi poi io, con un sospiro.
-Va bene. Però adesso ti porto io visto che non riesci nemmeno a stare in piedi-
Senza rispondere mi avvinghiai a lui, che mi strinse, e leggiadro riprese a correre tra le strade insidiose di quel bosco misterioso, e le attraversammo talmente velocemente che nemmeno mi accorsi quando la foresta lasciò il posto ai vasti prati che avevamo percorso il giorno prima.
Il giorno prima, mi ripetei, non era possibile: sembrava fosse passata un'eternità.
Erano passate poco più di dodici ore e mi era parso che il tempo non trascorresse mai, che quel nostro angolo nella radura fosse stato eclissato dal resto del mondo che ci circondava, pieno delle ansie che rispecchiavano la frenetica realtà quotidiana. Ero stata preda di troppe emozioni, forti e contrastanti. L'odio, il dolore, la sorpresa e allo stesso tempo un inaspettato sollievo, per non parlare delle sensazioni indescrivibili di quella notte, mi avevano intrappolata, in balia delle loro grinfie imprevedibili.
Era strano pensare a come quella notte avesse potuto stravolgere la mia esistenza, a come quella notte avesse potuto dividere due giorni come fossero due vite differenti, come non mi avesse fatta sentire più me stessa, nonostante fossi stata sempre ciò che prima non sapevo di essere.
Riflettevo su questo, mentre le mie palpebre fungevano da sipario tra il mio sguardo e ciò che mi stava attorno, e le mie dita stringevano flebili un lembo della camicia di Edward.
Quando ci fermammo, tornai alla realtà. Ancora incapace di distaccarmi dal suo corpo marmoreo, rafforzai ancora di più la presa.
Lui restituì l'abbraccio. Aprii gli occhi e mi accorsi che eravamo davanti la porta di casa mia.
Malvolentieri mi staccai dal mio angelo.
-Charlie è in casa?- chiesi piano con un sussurro, voltandomi verso di lui.
-No, è a pesca con Billy Black-
La fitta di dolore che seguì fu così improvvisa e acuta che mi fece vacillare.
Non perché Edward avesse detto qualcosa di strano, ma quel nome mi riportò con ferocia a ricordi lontani e dolorosi.
Jake. Quel nome cosi caro, imprigionato con forza in un angolino della mia mente, faceva capolino tra i miei pensieri appena ne aveva l'occasione.
Quel nome era impresso a fuoco nel mio cuore, e adesso quel fuoco ardeva più del solito, e faceva male.
Edward si accorse ancora una volta del mio stato d'animo. Sentii qualcosa di caldo umido scendere lentamente dagli angoli degli occhi agli angoli della bocca. Erano lacrime. Che razza di deficiente che ero: non potevo permettermi di piangere! Era un giuramento che avevo fatto a me stessa, non avrei dovuto versare lacrime per Jacob Black davanti a Edward.
Mi asciugai con rabbia le guance bagnate, ma lui mi bloccò i polsi con delicatezza e decisione, e mi tirò nuovamente a se.
A quel punto, inevitabilmente, i singhiozzi presero il sopravvento sulla mia forza di volontà ed io scoppiai in un pianto violento e liberatorio.
Lui mi accarezzava dolcemente i capelli per consolarmi.
Povero Edward, pensai, quanti miei sfoghi aveva sopportato. Se lo avessi amato veramente non avrei dovuti fargli questo.
Quando le convulsioni rallentarono, fui stesso io a sciogliere l'abbraccio, e a voltarmi verso la porta per prendere la chiave da sotto lo zerbino.
-Scusa- biascicai, mentre gli davo le spalle.
-Amore, Bella, non puoi scusarti, io comprendo il tuo dolore come fosse mio, tu lo amavi-
-Edward, i amo te, solo te, non devi nemmeno pensare queste cose. Lo amavo come un fratello, forse anche di più di un fratello, ma non in quel senso che intendi tu- sapevo di mentire a me stessa, ma qui l'unica persona che meritava di soffrire ero solo io, nessun altro, men che meno Edward.
-Ormai se n'è andato...-sussurrai, ma la mia voce si spezzò, incapace di articolare altro.
Non rispose, ma sospirò.
Aprii la porta, entrai in casa e accesi la luce.
-Se vuoi puoi andare- gli dissi, voltandomi per osservarlo -Io devo prepararmi, e anche in fretta direi- continuai, puntando lo sguardo verso l'orologio e accennando appena un sorriso.
-Sissignora- mi rispose lui. Nella sua voce c'era una nota di sarcasmo, ma il suo sguardo conservava ancora dei barlumi di dolore.
Lo osservai mentre si voltava per raggiungere la porta. Che strano, ebbi l'impulso di corrergli incontro per dirgli di restare. Nonostante ogni volta che ci separavamo fosse una sofferenza, non ero mai stata così desiderosa di tenerlo con me, anche se sapevo che ci saremmo rivisti dopo poche ore. Una strana inquietudine nasceva dentro di me e mi logorava dall'interno.
Edward, sulla soglia della porta aperta, si voltò verso di me, con uno sguardo sofferente e malinconico che non riuscii a comprendere.
-Ti amo- mormorò, con un sorriso bellissimo e triste come il suo sguardo.
-Anch'io Edward, credimi, ti prego- risposi io, con voce affranta. E come se lo amavo, era come l'aria che respiravo, l'unico mio pensiero, il sole del mio universo, la mia vita era dovuta solo alla sua esistenza.
Mentre si richiudeva la porta alle spalle, fui invasa dallo sconforto, dalla depressione, dalla solitudine, sentivo uno strano e doloroso vuoto interiore.
Mi accasciai su una sedia e sul tavolo della cucina trovai un biglietto.
Dalla calligrafia disordinata e quasi illeggibile, mi accorsi che il biglietto era di Charlie.
Lo presi e lo lessi:

Bella, sono andato a pesca con Billy, ma non preoccuparti,
tornerò in tempo per oggi pomeriggio, ho già preparato i vestiti
da mettermi.
Alice è passata stamattina presto e mi ha detto che all'ultimo momento
avete deciso di fare un “pigiama party”, potevi farmi una telefonata
almeno, ero preoccupato, non sapevo dov'eri andata a finire.
A presto, ti voglio bene
papà

Almeno Alice aveva improvvisato un'altra delle sue geniali scuse per giustificare la mia assenza.
Lentamente raggiunsi le scale, e altrettanto lentamente mi trascinai fino in camera mia. Entrai e mi richiusi la porta alle spalle. Mi sedetti sul letto e rimasi a lungo a contemplare la stanza in penombra.
Non mi accorsi subito di un altro biglietto che era accuratamente ripiegato sul copriletto. Afferrai anche quello e lo lessi con malavoglia:

Bella, il vestito è nell'armadio. Fai quello che devi fare e vestiti in fretta. Io non sono potuta venire perché sto organizzando altre cose, ma tu, appena finisci, chiamami, così mi occuperò del trucco e di tutto il resto.
Ti è piaciuta la scusa che ho rifilato a Charlie? Fammi sapere.
Un abbraccio enorme alla sposina!
Alice

La sua scrittura, a differenza di quella di Charlie, era ordinata ed elegante.
Con un sospiro mi alzai, riposi il biglietto sulla scrivania dove c'era il computer, e mi diressi verso l'armadio. Prima che potessi compiere qualsiasi altro movimento, mi bloccai al suono di una voce femminile, melodiosa, fredda e sconosciuta, alle mie spalle.
Non ebbi il coraggio di voltarmi.
-Non ti conviene fare nessun passo falso, Bella, ti potrebbe costare molto caro...-
Ero impietrita, e non saprei dire dove trovai la forza di smuovere i piedi dal pavimento per raggiungere, più velocemente possibile, la porta della stanza. Sapevo che non ci sarebbe stata la minima possibilità di sfuggire alle grinfie di quell'essere, e riguardo a questo avevo qualche esperienza.
Ero troppo impaurita per provare a sfruttare il mio nuovo potere, non sarei stata capace di concentrarmi. Non riuscii comunque nemmeno a sfiorare la maniglia della porta, che qualcosa di freddo e duro, con un movimento secco e deciso, mi colpì alla testa.
Mi accasciai lentamente a terra, consapevole che stavo per perdere i sensi, o magari qualcosa di peggio, e non ebbi nemmeno il tempo di provare dolore, perché le palpebre pesanti si richiusero sui miei occhi, oscurandomi la visuale, ed io non opposi resistenza.

Questa è la firma di:
Mrs.Vampire


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I Am A Twilighter... And For Me Robert Pattinson Isn't Edward Cullen


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..."E così il leone si innamorò dell'agnello"
"Che agnello stupido"
"Che leone pazzo e masochista"

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Status: Utente anonimo


stupendoooo *.* adoro sempre di più questa fic...brava brava brava...continua presto presto ^^




Non te l'hanno ancora detto? La vita non è giusta.– Bella.

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Se la vita ti offre un sogno che supera qualsiasi tua aspettativa, non è giusto lamentarsi perchè alla fine si conclude.

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Edward's Vampire

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 1/12/2009, 01:49


CITAZIONE (Lillibeth_Black @ 12/7/2009, 13:50)
stupendoooo *.* adoro sempre di più questa fic...brava brava brava...continua presto presto ^^

graaaaaaaazie! :P posto al più presto! ;)

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W SPIKE MINODA! XD

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 26/11/2009, 19:06


siiii stupenda ci sono talmente tante cose inaspettate mi piace un sacco posta presto il nuovo capitolo *_*

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I MIEI DRAGHI
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view post Posted on 25/7/2009, 18:11Quote
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Edward's Vampire

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Location: Da un bosco incantato...


Status: Offline: ultima azione eseguita il 1/12/2009, 01:49


Ecco il capitolo 5, scusatemi tanto per il ritardo!! Spero vi piaccia!

Viaggio

Ero distesa, inerte, sul terreno umido e fangoso, rassegnata al mio destino.
Ero totalmente stordita, avevo perso la percezione del tempo, così stravolta che non riuscivo nemmeno ad aprire gli occhi per rendermi conto di dove mi trovavo, e semplicemente far riaffiorare ricordi che mi permettessero di comprendere come fossi arrivata in quello stato.
Cercai di girarmi su un fianco, ma fu inutile, i dolori che affliggevano ogni singolo millimetro del mio corpo non mi concedevano nemmeno di muovere un dito. La testa mi scoppiava, e il silenzio che mi circondava era opprimente, quasi inquietante.
Con una buona dose di forza di volontà riuscii ad aprire gli occhi, cercando di inquadrare sommariamente la situazione.
Ciò che vidi mi fece rinsavire, lasciandomi impietrita, incapace di compiere alcun movimento: una figura di una bellezza celestiale, irreale, accecante, si destò al mio sguardo vigile e incerto.
Era una ragazza, con la pelle diafana e i capelli biondo platino, di una bellezza eterea e abbagliante. Ma i lineamenti morbidi e delicati erano contratti dalla tensione.
Era la prima volta che la vedevo, ma di una cosa ero certa: quell'essere non era umano.
La osservai a lungo, nella sua perfezione. Il mio sguardo era incatenato al suo viso. Era seduta a gambe incrociate sull'erba bagnata, appoggiata ad un albero poco distante da dove ero io, le braccia tese e immobili lungo i fianchi. Solo quella sua espressione stranamente tesa la tradiva.
Aveva gli occhi serrati, immobile nella sua posizione, sembrava fosse una statua incredibilmente naturalistica scolpita nel marmo.
Mentre la fissavo, la mia mente ritornò all'origine di quanto era accaduto. Chissà quale fu la scintilla che mi fece riprendere da quella specie di trance...
Era lei che mi aveva colto di sorpresa nella mia camera. Era lei che mi aveva ferita e rapita. Ovvio. Ma la mia mente andava a rilento.
I miei unici ricordi risalivano a quando, tramortita, ero caduta a terra, prima che il buio calasse su di me.
Più ci riflettevo, più il terrore mi assaliva, e mi impediva di avere alcun tipo di reazione.
Poi un pensiero ancora peggiore mi colpì con maggior violenza. Mi figurai il volto di Charlie, sconvolto, sofferente, incredulo, dopo la notizia della mia scomparsa. Sicuramente aveva già coinvolto tutta la stazione di polizia, inconsapevole di quanto fossero inutili quei tentativi...
Ed Edward... Conoscevo la sua espressione quando la disperazione invadeva il suo sguardo. Sapevo che era stato colto di sorpresa, e adesso, per l'ennesima, disgraziata volta, avrebbe messo a repentaglio la sua vita e quella della sua famiglia nel tentativo di salvarmi.
Sarà inutile, pensai, non sapevano chi era la mia rapitrice, e anche se dalla loro parte avevano Alice e le sue visioni, sarebbero sempre potuti arrivare troppo tardi... E come in ogni altra occasione io avrei preferito di gran lunga sacrificare la mia vita, per salvare le loro.
Una voce melodiosa, soave, e allo stesso tempo fredda e inquietante, e a quel punto anche spaventosamente familiare, irruppe nelle mie riflessioni.
-Finalmente Bella- sapevo benissimo che era finta cordialità, e potevo aspettarmi un suo assalto improvviso da un momento all'altro.
-Avevo paura che non ti svegliassi più... devo averti fatta veramente male...- continuò, sfoderando un ghigno spaventoso, e scoprendo di proposito i denti candidi... e affilati.
La fissai terrorizzata, con i muscoli del viso contratti, come quelli del resto del corpo d'altronde. Sapevo già qual era il suo intento, e sapevo anche che avrebbe voluto prolungare quei momenti, fino a farmi impazzire.
Ripensai ad altre situazioni in qui mi ero trovata in pericolo di morte, e nella mia mente riaffiorarono i dolci ricordi della sensazione di sollievo, di libertà e amore, di quando il mio angelo difensore mi aveva salvata da quegli incubi.
E in quel momento non sapevo se sperare di morire più in fretta possibile, o in un miracolo che mi salvasse per l'ennesima volta.
Ero cosciente che tutte e due le cose comportavano conseguenze, perché se fossi morta Edward avrebbe giurato vendetta ai miei assassini, e poi avrebbe compiuto quel gesto che già una volta aveva cercato di commettere, e mi avrebbe straziato l'anima anche se fossi stata morta.
Se fossero venuti a salvarmi, non ero certa che ne sarebbero usciti illesi.
La sofferenza che quei pensieri mi comportavano corrodeva come acido il mio cuore dolente.
La figura che mi si destava davanti mi fissava impassibile, con una barriera invisibile che non faceva trapelare nemmeno il minimo accenno di emozioni, o faceva prevedere alcun tipo di reazione.
- Chi sei?- chiesi con voce flebile e tremante.
- Bè, cosa sono credo tu l'abbia già capito, ma non penso che per il momento dovresti avere paura... Non sarò io ad ucciderti-
Ebbi un sussulto: dove voleva portarmi? Chi era che mi voleva morta? Chi dei tanti?
Cosa avrei fatto se mi avesse portata in un luogo dove i Cullen non mi avrebbero mai potuta trovare?
Non sapevo nemmeno io cosa volevo.
-E chi sarà?- chiesi io, e per quanto cercassi di essere decisa, ad ogni parola pronunciata mi si spezzava la voce. Non sapevo nemmeno dove trovavo il coraggio di discutere della mia morte imminente quasi tranquillamente.
- Oh bé, penso che lo scoprirai presto...- mi rispose lei serenamente, quasi divertita.
Fissai di nuovo il suo volto. Con un sussulto mi accorsi dei suoi occhi, che prima non avevo potuto notare, quando aveva celato il suo sguardo penetrante dietro le palpebre candide.
Erano di un rosso acceso, color sangue vivo, con delle insolite sfumature viola.
Decisi che forse era meglio non fare domande.
Mi rannicchiai vicino all'albero, avvicinai le gambe al petto e appoggiai il mento sulle ginocchia. Distolsi lo sguardo da lei e lo puntai su un punto indefinito della foresta.
La mia vista si offuscò sempre più rapidamente quando enormi lucciconi mi inondarono gli occhi e le guance.
Con dolorosa sorpresa mi accorsi che nemmeno più le lacrime riuscivano a portar via con loro almeno un po' dell'amarezza che mi affliggeva.
Sarei stata pronta a scommettere che erano i Volturi che mi cercavano.
Quegli esseri spregevoli non conservavano nemmeno più un pizzico di umanità nel loro cuore freddo e immortale.
Però forse la mia morte sarebbe stato l'unico rimedio per non esporre più ai pericoli le persone che amavo, una volta per tutte, per non coinvolgerli più nelle disgrazie che incombevano continuamente su di me.
L'unica cosa che mi manteneva in vita era l'unico motivo per cui valeva la pena di respirare fino a quando fossi stata consapevole della sua esistenza, colui al quale il mio cuore sarebbe comunque appartenuto per l'eternità.
-Dobbiamo partire, il mio padrone arrabbierà se ritardo-
Nella voce di quella vampira c'era sempre quella nota di sadico divertimento.
Ad un tratto me l'ero ritrovata davanti, in piedi, con un sorriso beffardo sul volto. Con un sussulto mi ero accorta del suo improvviso spostamento.
Vedendo che continuavo a fissarla, attonita, mi strattonò e mi costrinse ad alzarmi in piedi, con un'espressione di disprezzo.
-Forza! Cosa aspetti, che ti prenda in braccio?-
-Ehi, mollami!-
Mi spinse in avanti, con una risata stridula e inquietante allo stesso tempo.
-Devi andare avanti tu, ragazzina, io devo sorvegliarti da dietro-
-Cosa... cosa devo fare?-
-Corri! Muoviti! Come hai fatto con il tuo ragazzo nella radura!-
-Come fai a sapere...?-
-Taci e muoviti! Non ti conviene farmi innervosire-
Feci qualche passo in avanti, mentre una strana rabbia cresceva dentro di me.
Come faceva ad essere a conoscenza del mio potere?
Ci aveva spiati? Ed Edward non aveva nemmeno avvertito la sua presenza?
Come minimo avrebbe dovuto leggere i suoi pensieri.
Puntai lo sguardo su un punto della foresta, in lontananza, e probabilmente fu proprio la rabbia che mi diede la forza di muovermi, nonostante fossi sfinita.
Cominciai a correre, con la brezza fresca che mi frustava il viso, avanzavo animata dalla furia che mi ardeva dentro e dal dolore che cresceva man mano, mentre esaminavo le varie alternative di quale sarebbe potuta essere la mia sorte e quella delle persone a me care.
La vampira mi stava dietro con facilità, pronta a frenare qualsiasi mio tentativo di fuga.
Procedevamo rapide come fulmini, schivando con agilità gli ostacoli che ci si paravano dinanzi. Non mi accorsi nemmeno che il tempo scorreva altrettanto velocemente.
Ma ovviamente, pur possedendo quel potere, piuttosto insolito per una semplice umana, rimanevo pur sempre una mortale, fragile e certamente non instancabile.
Presto cominciai ad esaurire le poche energie che avevo e fui costretta a fermarmi, barcollante e ormai sconcentrata.
-Non ce la faccio... Non sono come te!- mi giustificai quando mi fermai, ansimando.
-In ogni caso siamo a buon punto, e presto arriveremo, e naturalmente avrai tutte le risposte che cerchi, anche se dubito fortemente che ti serviranno per sopravvivere...-
Fece un risolino malizioso e si allontanò, tenendomi sempre d'occhio.
Mi guardai attorno e mi resi conto che ci trovavamo sempre sotto le ombre imponenti degli alberi secolari in una foresta sperduta, chissà dove...
Alzai gli occhi al cielo e sospirai, ormai era il crepuscolo, e l'oscurità incombeva su di me, come un manto nero che mi avvolgeva nel suo abbraccio protettivo.
Mi accasciai sull'erba alta e appoggiai la schiena ad un albero.
Forse quella notte avrei agito, non mi sarei rassegnata all'idea di morire per niente, all'idea di non vedere più lo sguardo caldo e profondo del mio amato, i riflessi dorati del sole sui suoi capelli di bronzo e sulla sua pelle diafana, di non udire più la sua voce melodiosa, le sue parole che erano le uniche a potermi infondere sicurezza, le sue prospettive per il futuro, le sue promesse, che mi colmavano il cuore e scacciavano via ogni indecisione, ogni dolore.
Mi godei stranamente serena il panorama, così straordinariamente misterioso, mentre anche le ultime sfumature purpuree del cielo svanivano nelle tenebre.
Quella era solo la calma prima della tempesta che ero decisa a scatenare.



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