Ecco il 4° capitolo!
VisitaQualcosa di gelido mi sfiorava, e percorreva dolcemente la mia spalla nuda, poi il braccio, poi l'avambraccio, facendomi venire la pelle d'oca.
Aprii gli occhi lentamente, e la mia vista fu accecata da una visione stupefacente: il mio angelo era seduto a gambe incrociate sull'erba bagnata di rugiada, che brillava leggermente al bagliore delle prime luci dell'alba.
Edward era accanto a me, intento a scrutarmi. I suoi capelli ramati erano scompigliati dal fresco venticello mattutino. La sua pelle bianca e fredda come la neve risplendeva sotto la luce rossastra del sole che sorgeva da dietro gli alberi secolari della foresta circostante. Quella luce particolare faceva uno strano effetto, e sembrava che la sua cute liscia e marmorea fosse adesso cosparsa di rubini.
Quel qualcosa di freddo che avevo sentito prima percorrermi il profilo dalle spalle alle braccia, era la sua mano, che leggera ora era passata a giocherellare con una ciocca dei miei capelli.
-Buongiorno- mormorò lui al mio orecchio, protendendosi verso di me. Io gli risposi prendendo il suo viso tra le mani e baciandogli delicatamente le labbra piene.
Dopo mi misi a sedere, stringendomi addosso la camicia di Edward, che in quel momento era l'unico indumento che mi copriva.
Mi accostai a lui, e posai la testa sul suo petto nudo. Mi cinse i fianchi con il suo braccio possente ed insieme, in silenzio, osservammo il sole mentre sorgeva e la magia dell'alba che svaniva.
Nella mia mente pensieri confusi e ricordi di quella notte correvano veloci.
D'un tratto un' improvvisa consapevolezza irruppe nella mia testa come un fulmine a ciel sereno: il matrimonio.
Come avevo fatto a dimenticarmene? Certo, dopo le notizie apprese la sera prima era facile avere delle dimenticanze, ma non certo scordarsi del proprio matrimonio!
Probabilmente però non ero stata l'unica, visto che nemmeno Edward aveva mai accennato all'argomento durante tutto il tempo.
-Edward?- biascicai io, con voce tremante. Lui si voltò versò di me, e perplesso si accorse dell'espressione terrorizzata sul mio volto.
-Che ti prende Bella?- mi chiese con dolcezza, sembrava seriamente preoccupato.
-Il matrimonio...- dissi con voce ancora più bassa, quasi impercettibile, ma lui capì ugualmente. Per tutta risposta Edward fece un sospiro di sollievo, e io lo guardai a bocca aperta, sbalordita.
-Edward!- esclamai io, con tono di rimprovero.
-Il matrimonio è alle cinque di questo pomeriggio, amore...- sussurrò con la sua voce suadente, sfoderando un sorriso luminoso che contagiò subito anche i suoi splendidi occhi ambrati.
A quel punto anch'io potei tirare un sospiro di sollievo, evidentemente avevo perso la percezione del tempo ,essendo ancora stordita per tutti quegli avvenimenti della sera prima che non avevano fatto altro che creare ancora più confusione nella mia testa già affollata da pensieri e preoccupazioni.
-Ah già...- fu l'unica risposta che diedi.
-C'è qualcosa che non va, Bella? Ti vedo nervosa- mi chiese all'improvviso Edward, e solo allora mi accorsi che mi stava scrutando, quai cercando di cogliere nel mio sguardo la risposta alla sua domanda.
-No niente... è solo che sono un po' confusa...-
-Ci credo!- esclamò lui, sorridendo comprensivo – amore, se fossi stato al tuo posto, non sarei stato sicuramente abbastanza forte da reggere tutte quelle cose che ti ho detto ieri sera...- detto questo mi tirò a se e mi strinse forte in un abbraccio protettivo.
Osservai a lungo il cielo, dal quale man mano sparivano lentamente le ultime traccie delle nubi sottili color porpora. Sentivo una strana ansia immotivata crescere. un brutto presentimento distruggeva i miei miseri tentativi di sopprimere una moltitudine di pensieri angoscianti e i quesiti irrisolti che bussavano insistentemente alla mia testa.
-Lo sai che porta sfortuna che lo sposo veda la sposa prima del matrimonio?- affermai io dopo un po',cercando di distrarmi, con un sorrisetto ironico stampato sulle labbra, già prevedendo quale sarebbe stata la sua reazione. E infatti fu proprio come avevo previsto: Edward non riuscì proprio a trattenere una risata fragorosa, che a dire la verità somigliava più ad un tuono.
-Bé certo, con te che attiri disgrazie come una calamita!- ansimò tra una risata e l'altra.
Restammo nella radura finché il sole ardente non ne illuminò ogni singolo centimetro.
Mi accorsi quindi che probabilmente era già metà mattinata e che i preparativi avrebbero occupato molto tempo.
-Edward, forse sarebbe il caso di andare- gli dissi io.
-Si hai ragione, Alice sarà già in fibrillazione...- rispose lui, ridacchiando.
Era sicuramente così: Alice era da settimane che parlava quasi solo del matrimonio, si era prodigata a scrivere e spedire tutti gli inviti, a tartassarmi con lo shopping, a organizzare il buffet dopo la cerimonia e così via...
Io mi rivestii in fretta e insieme a Edward mi diressi al limite della radura. Stavo per avvinghiarmi stretta a lui, pronta ad affrontare una corsa spericolata tra i sentieri tortuosi e scoscesi di quella vasta foresta, quando lui mi bloccò i polsi con le mani e disse : -Bella, ho pensato che forse potresti provare a correre da sola...-
I miei pensieri tornarono subito alla mattina precedente, e a tutti quegli strani episodi dalla causa ignota: l'unico problema era il controllo di quel potere, che io non riuscivo ad avere. Riferii questa mia incertezza anche ad Edward.
-Strano però... se è uno dei poteri che hai ereditato da tuo padre dovrebbe essere un movimento istintivo, almeno per i vampiri è così...- mi rispose lui dopo, pensieroso. -Magari basta solo un po' di concentrazione- continuò, scrutando negli spiragli tra un albero e l'altro, come per vedere se avevamo via libera.
-Ah si, e su cosa devo concentrarmi?- chiesi io dubbiosa, cercando di capire quali fossero le sue intenzioni.
-Bé, forse potresti provare a concentrarti sul luogo che vuoi raggiungere- azzardò lui.
-Edward, non so se ti rendi conto che quello che dici non ha un senso,- ribattei io, che sapevo già che quella era una teoria campata in aria – Come fai ad aiutarmi se non sai nemmeno tu come si fa?-
-Bella, sto cercando di aiutarti a superare questa situazione!- esclamò lui- Fa come ti dico, per favore! Magari avere il controllo sui tuoi poteri ti potrebbe aiutare a capirci qualcosa di più, e anche a difenderti, se necessario... qualunque cosa potrò fare per darti un sostegno io la farò-
Non gli risposi e voltai lo sguardo da un'altra parte.
Sapevo che anche se lui non poteva leggere i miei pensieri, riusciva sempre a scovare nei miei occhi le mie emozioni.
Evidentemente era a conoscenza del mio stato d'animo più di quanto pensassi, e io soffrivo più di quanto lo dessi a vedere.
-Va bene, cosa devo fare?- chiesi io, perché mi resi conto che infondo aveva ragione: se fossi riuscita a capire come funzionavano quei maledetti poteri, sarebbe stato sicuramente un notevole progresso.
-Vieni qui- disse, prendendomi per mano e riportandomi di nuovo al centro della radura.
-Prova a fissare quell'albero lì infondo- continuò, puntando il dito verso un albero alto al confine della foresta. -e desidera con tutta te stessa di volerlo raggiungere-
Fissai intensamente quel punto che Edward mi aveva indicato, facendo quello che mi aveva detto.
Desiderai più che potevo di raggiungere quell'albero, infatti il primo impulso fu quello di mettermi a correre, ma badai bene a tenere i piedi saldi a terra, visto che volevo scoprire se il piano avrebbe funzionato.
Non so per quanti minuti stetti lì, con lo sguardo fisso sul quel preciso punto, al massimo della concentrazione, mentre la speranza di riuscire nel mio intento si affievoliva sempre di più.
Alla fine chiusi gli occhi, quando ormai capii che era solo una stupida e infondata teoria. Stavo per voltarmi verso Edward, per fargli ammettere che avevo avuto ragione io sin dall'inizio, ma quando riaprii gli occhi mi trovai a qualche centimetro di distanza da un abete.
Spalancai sbalordita la bocca. Ero troppo allibita per voltarmi verso di lui, e come un'idiota me ne stavo lì impalata.
Alla fine fu lui a raggiungere me, e posando la mano sulla mia spalla mi costrinse a voltarmi.
Vidi la sua espressione trionfante e soddisfatta, e in cuor mio anch'io ero contenta: era stato molto più semplice si quanto fosse sembrato, e per me , comunque, era già stato un passo avanti.
-Hai visto!- disse Edward compiaciuto -Dovresti imparare a fidarti un po' più di me-
-Ma io mi fido di te, Edward! E' solo che per quanto riguardava questo nemmeno tu avevi esperienza,- gli risposi io, giustificandomi – E comunque grazie... alla fine hai sempre ragione...- continuai ridendo.
-Lo so- ribatté lui, dandosi un tono di superiorità.
-Spaccone- mormorai io.
-Ora Bella, addentrandoci un po' di più nella foresta, prova a percorrere un piccolo tratto di sentiero-
-Ma Edward, così andrò sicuramente a schiantarmi contro un albero!- protestai io, convinta che da sola avrei sicuro provocato qualche tragedia.
-Ma no! Ti terrò io per mano!-
-Edward non...- ma non riuscii a finire la frase, perché lui premette il suo dito contro le mie labbra, per farmi tacere.
-Bella...-sussurrò dolcemente -fidati e basta-
Detto questo mi prese per mano e insieme ci inoltrammo nella fitta foresta.
Si fermò dopo poco, e mi disse di fare la stessa cosa di poco prima: concentrarmi bene su un punto preciso che desideravo raggiungere.
Lui mi teneva stretta la mano, quasi stesse per sbriciolarmela tra le sue.
Fui felicissima quando di nuovo riuscii a spostarmi in meno di un millesimo di secondo, e pian piano sentivo uno strano fervore nascere dentro, all'idea della velocità e della completa libertà.
-Guarda!- gridò Edward, e il suono della sua voce profonda e melodiosa riecheggiò in quel silenzio che regnava sulla vastità di quella foresta.
-Quando corri ti viene automatico scartare i pericoli, anche per me é così- disse lui, che sprizzava entusiasmo da tutti i pori. -Poi se ci sono io, non potresti mai farti male- esclamò di nuovo.
-Okay! E' così eccitante Edward. Io mi affido a te-
-Allora sei in buone mani-
Mi prese per mano e mi chiese:-Pronta?-
-Si!- nell'impazienza della mia voce c'era un filo d'apprensione.
Iniziammo a correre, avvolti dalla luce verdastra che filtrava attraverso le foglie fitte degli alberi.
Il vento fresco mi frustava il viso e mi scompigliava i capelli a quella velocità.
Ero invasa da un totale senso do libertà, e quella volta era diversa, perché correvo da sola, e avevo come la sensazione di volare, e il desiderio tentatore di non fermarmi più.
Non avevo mai corso a quella velocità, visto che Edward aveva sempre dovuto essere attento quando mi portava in spalla.
Adesso evitare gli ostacoli mi veniva naturale: stranamente in quel momento i miei riflessi erano diventati immediati, in netto contrasto con la solita goffaggine.
Stringevo forte la mano di Edward, poi mi voltai verso di lui: l'entusiasmo accendeva i suoi occhi, ed era palese quanto fosse felice di poter finalmente condividere con me quelle meravigliose sensazioni.
Dopo un po' ci fermammo, anche se io avrei voluto ancora vagare ed esplorare tutti quegli immensi boschi e provare ancora l'ebrezza di sentirsi così liberi e senza vincoli.
Lui mi abbracciò stretta e non mi diede nemmeno il tempo di pensare a come mi girava forte la testa e che a stento le mie gambe riuscivano a reggermi.
Io mi aggrappai a lui, più che altro per non cadere: forse avevo esagerato un po' con la velocità, anche se Edward mi aveva assecondata.
-Bé?- mi chiese lui, quando sentì il mio respiro e il battito del mio cuore regolarizzarsi.
-E' meraviglioso- sussurrai io sorridendo -che stupida che sono stata ad avere paura i primi tempi... una scontata reazione umana...-
-Il coraggio si acquista con il tempo- mi rispose, baciandomi i capelli.
-E' meglio se ci muoviamo- dissi poi io, con un sospiro.
-Va bene. Però adesso ti porto io visto che non riesci nemmeno a stare in piedi-
Senza rispondere mi avvinghiai a lui, che mi strinse, e leggiadro riprese a correre tra le strade insidiose di quel bosco misterioso, e le attraversammo talmente velocemente che nemmeno mi accorsi quando la foresta lasciò il posto ai vasti prati che avevamo percorso il giorno prima.
Il giorno prima, mi ripetei, non era possibile: sembrava fosse passata un'eternità.
Erano passate poco più di dodici ore e mi era parso che il tempo non trascorresse mai, che quel nostro angolo nella radura fosse stato eclissato dal resto del mondo che ci circondava, pieno delle ansie che rispecchiavano la frenetica realtà quotidiana. Ero stata preda di troppe emozioni, forti e contrastanti. L'odio, il dolore, la sorpresa e allo stesso tempo un inaspettato sollievo, per non parlare delle sensazioni indescrivibili di quella notte, mi avevano intrappolata, in balia delle loro grinfie imprevedibili.
Era strano pensare a come quella notte avesse potuto stravolgere la mia esistenza, a come quella notte avesse potuto dividere due giorni come fossero due vite differenti, come non mi avesse fatta sentire più me stessa, nonostante fossi stata sempre ciò che prima non sapevo di essere.
Riflettevo su questo, mentre le mie palpebre fungevano da sipario tra il mio sguardo e ciò che mi stava attorno, e le mie dita stringevano flebili un lembo della camicia di Edward.
Quando ci fermammo, tornai alla realtà. Ancora incapace di distaccarmi dal suo corpo marmoreo, rafforzai ancora di più la presa.
Lui restituì l'abbraccio. Aprii gli occhi e mi accorsi che eravamo davanti la porta di casa mia.
Malvolentieri mi staccai dal mio angelo.
-Charlie è in casa?- chiesi piano con un sussurro, voltandomi verso di lui.
-No, è a pesca con Billy Black-
La fitta di dolore che seguì fu così improvvisa e acuta che mi fece vacillare.
Non perché Edward avesse detto qualcosa di strano, ma quel nome mi riportò con ferocia a ricordi lontani e dolorosi.
Jake. Quel nome cosi caro, imprigionato con forza in un angolino della mia mente, faceva capolino tra i miei pensieri appena ne aveva l'occasione.
Quel nome era impresso a fuoco nel mio cuore, e adesso quel fuoco ardeva più del solito, e faceva male.
Edward si accorse ancora una volta del mio stato d'animo. Sentii qualcosa di caldo umido scendere lentamente dagli angoli degli occhi agli angoli della bocca. Erano lacrime. Che razza di deficiente che ero: non potevo permettermi di piangere! Era un giuramento che avevo fatto a me stessa, non avrei dovuto versare lacrime per Jacob Black davanti a Edward.
Mi asciugai con rabbia le guance bagnate, ma lui mi bloccò i polsi con delicatezza e decisione, e mi tirò nuovamente a se.
A quel punto, inevitabilmente, i singhiozzi presero il sopravvento sulla mia forza di volontà ed io scoppiai in un pianto violento e liberatorio.
Lui mi accarezzava dolcemente i capelli per consolarmi.
Povero Edward, pensai, quanti miei sfoghi aveva sopportato. Se lo avessi amato veramente non avrei dovuti fargli questo.
Quando le convulsioni rallentarono, fui stesso io a sciogliere l'abbraccio, e a voltarmi verso la porta per prendere la chiave da sotto lo zerbino.
-Scusa- biascicai, mentre gli davo le spalle.
-Amore, Bella, non puoi scusarti, io comprendo il tuo dolore come fosse mio, tu lo amavi-
-Edward, i amo te, solo te, non devi nemmeno pensare queste cose. Lo amavo come un fratello, forse anche di più di un fratello, ma non in quel senso che intendi tu- sapevo di mentire a me stessa, ma qui l'unica persona che meritava di soffrire ero solo io, nessun altro, men che meno Edward.
-Ormai se n'è andato...-sussurrai, ma la mia voce si spezzò, incapace di articolare altro.
Non rispose, ma sospirò.
Aprii la porta, entrai in casa e accesi la luce.
-Se vuoi puoi andare- gli dissi, voltandomi per osservarlo -Io devo prepararmi, e anche in fretta direi- continuai, puntando lo sguardo verso l'orologio e accennando appena un sorriso.
-Sissignora- mi rispose lui. Nella sua voce c'era una nota di sarcasmo, ma il suo sguardo conservava ancora dei barlumi di dolore.
Lo osservai mentre si voltava per raggiungere la porta. Che strano, ebbi l'impulso di corrergli incontro per dirgli di restare. Nonostante ogni volta che ci separavamo fosse una sofferenza, non ero mai stata così desiderosa di tenerlo con me, anche se sapevo che ci saremmo rivisti dopo poche ore. Una strana inquietudine nasceva dentro di me e mi logorava dall'interno.
Edward, sulla soglia della porta aperta, si voltò verso di me, con uno sguardo sofferente e malinconico che non riuscii a comprendere.
-Ti amo- mormorò, con un sorriso bellissimo e triste come il suo sguardo.
-Anch'io Edward, credimi, ti prego- risposi io, con voce affranta. E come se lo amavo, era come l'aria che respiravo, l'unico mio pensiero, il sole del mio universo, la mia vita era dovuta solo alla sua esistenza.
Mentre si richiudeva la porta alle spalle, fui invasa dallo sconforto, dalla depressione, dalla solitudine, sentivo uno strano e doloroso vuoto interiore.
Mi accasciai su una sedia e sul tavolo della cucina trovai un biglietto.
Dalla calligrafia disordinata e quasi illeggibile, mi accorsi che il biglietto era di Charlie.
Lo presi e lo lessi:
Bella, sono andato a pesca con Billy, ma non preoccuparti,
tornerò in tempo per oggi pomeriggio, ho già preparato i vestiti
da mettermi.
Alice è passata stamattina presto e mi ha detto che all'ultimo momento
avete deciso di fare un “pigiama party”, potevi farmi una telefonata
almeno, ero preoccupato, non sapevo dov'eri andata a finire.
A presto, ti voglio bene
papà
Almeno Alice aveva improvvisato un'altra delle sue geniali scuse per giustificare la mia assenza.
Lentamente raggiunsi le scale, e altrettanto lentamente mi trascinai fino in camera mia. Entrai e mi richiusi la porta alle spalle. Mi sedetti sul letto e rimasi a lungo a contemplare la stanza in penombra.
Non mi accorsi subito di un altro biglietto che era accuratamente ripiegato sul copriletto. Afferrai anche quello e lo lessi con malavoglia:
Bella, il vestito è nell'armadio. Fai quello che devi fare e vestiti in fretta. Io non sono potuta venire perché sto organizzando altre cose, ma tu, appena finisci, chiamami, così mi occuperò del trucco e di tutto il resto.
Ti è piaciuta la scusa che ho rifilato a Charlie? Fammi sapere.
Un abbraccio enorme alla sposina!
Alice
La sua scrittura, a differenza di quella di Charlie, era ordinata ed elegante.
Con un sospiro mi alzai, riposi il biglietto sulla scrivania dove c'era il computer, e mi diressi verso l'armadio. Prima che potessi compiere qualsiasi altro movimento, mi bloccai al suono di una voce femminile, melodiosa, fredda e sconosciuta, alle mie spalle.
Non ebbi il coraggio di voltarmi.
-Non ti conviene fare nessun passo falso, Bella, ti potrebbe costare molto caro...-
Ero impietrita, e non saprei dire dove trovai la forza di smuovere i piedi dal pavimento per raggiungere, più velocemente possibile, la porta della stanza. Sapevo che non ci sarebbe stata la minima possibilità di sfuggire alle grinfie di quell'essere, e riguardo a questo avevo qualche esperienza.
Ero troppo impaurita per provare a sfruttare il mio nuovo potere, non sarei stata capace di concentrarmi. Non riuscii comunque nemmeno a sfiorare la maniglia della porta, che qualcosa di freddo e duro, con un movimento secco e deciso, mi colpì alla testa.
Mi accasciai lentamente a terra, consapevole che stavo per perdere i sensi, o magari qualcosa di peggio, e non ebbi nemmeno il tempo di provare dolore, perché le palpebre pesanti si richiusero sui miei occhi, oscurandomi la visuale, ed io non opposi resistenza.
Questa è la firma di:Mrs.Vampire
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